Il grido d'allarme dei big del commercio: in centro regnano sporcizia e incuria

09 Apr  0 Eventi e News

Erba che cresce sui muri, immondizia lasciata in giro a tutte le ore del giorno e della notte, marciapiedi rotti. Accade nel raggio di poche decine di metri e nel pieno centro di Arezzo, tra piazza San Francesco e piazza della Badia. Non hanno paura a usare la parola degrado i commercianti della zona per descrivere la situazione. Sono Marco Grotti, Andrea Pernici, Monica Nofri, Pietro Brocchi (nella foto al centro insieme ad Andre Pernici) ma uno qualsiasi degli operatori della zona direbbe le stesse cose.

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«Parliamo di una città che vuole avere una vocazione turistica – spiega Grotti – eppure molta gente viene qui a chiedermi dov’è la chiesa di San Francesco, perché non c’è un totem che lo indichi. Inoltre, queste fioriere lasciate sul sagrato sono pericolose, i bambini ci giocano, cadere giù è un attimo. A parte questo, il marciapiede della piazza è rotto in più punti, vedo inciampare almeno una decina di turisti al mese, per fare una media a spanne. E non parliamo delle buste di immondizia lasciate in giro a ogni ora. Nel caso di attività di ristorazione la scelta è ardua: una volta pulito il locale la sera non possiamo tenere l’immondizia dentro, però se la portiamo fuori viene ritirata la mattina successiva. Un servizio ad hoc per i locali commerciali non mi sembra una richiesta impossibile». Anche Monica Nofri ha qualcosa da dire in merito a informazioni turistiche e pulizia:

«Spesso le persone entrano nel mio negozio per chiedermi dove si acquistino i biglietti per gli affreschi di Piero perché, anche qui, non c’è niente che indichi dove si trova la biglietteria. E quanto al degrado, vogliamo parlare del problema dei piccioni? Via Madonna del Prato viene pulita soltanto fino a un certo punto, dopo di che restiamo abbandonati a noi stessi. Ed è inutile dire quanto gli escrementi di piccione siano brutti da vedere e anche pericolosi per la salute». Sullo stesso tenore le considerazioni di Andrea Pernici che rimarca: «La sera, quando la spazzatura è fuori dai locali, arrivano anche i topi. Se questa città vuole davvero intercettare un flusso di turisti importante, allora bisogna fare in modo che non ci siano zone di serie A e zone di serie B, specialmente in un centro storico che tutto sommato è piccolo».

I commercianti, insomma, ce la mettono tutta ma chiedono un’attenzione particolare alle esigenze delle varie attività e al colpo d’occhio della città, ben consci del fatto che i tesori artistici e culturali che Arezzo sono attrazioni per potenziali turisti, ma in assenza di comfort e servizi adeguati resteranno sempre dei turisti mordi e fuggi.

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